La natura č immersa in una luce opalescente, ultima traccia, forse, di un dimenticato caos primordiale; come evanescente liquido ammiotico la Nebbia del colore nasconde al Creatore sognante le forme del suo Creato, quasi a velare il piacere della visione, la gioia della scoperta.Immagine riflessa di un universo ancora incompiutoma giā angosciante, colori e forme si confondono, richiamando alla memoria gli incancellati ricordi, le antiche malinconie che, nell'istante del suo nascere, la Vita infonde a piee mani nell'Uomo, opera ultima di un destino non voluto. Le immagini sono fasciate dal silenzio di un tempo immoto, la speranza del futuro annientata dall'eterno presente, gli Uomini piegati sotto il peso dell'antica offesa del vivere. Da essi sembra si alzi un cant, m ač, il loro, il canto dei vinti.

E netta si staglia l'angosciante geometria del Muro, monolitica limitazione alla presenza umana, simbolo di una lotta senza vittoria tra vita e morte, tra fisicitā e spiritualitā: il solo diletto, forse, alla noia del Creatore.

Dal confronto antitetico l'Uomo esce sconfitto, e la sconfitta si concrettizza nel prostrarsi delle sue forme dinanzi alla fredda irrazionalitā del Muro; la sua misteriositā č il solo elemento di speranza, speranza che nel limbo di cui il Muro e la Nebbia sono gli invalicabili confini, e nel quale le singole realtā sembrano cristallizate in esistenze parallele ed ignare una dell'altra, possa filtrare un nuovo elemento. La Luce, forse, a svelare il mistero delle nostre forme, ad intarsiare lo sfondo senza vita con il gioco delle nostre ombre; ad infondere nuovo calore al nostro sangue esausto, a trasmutare le nostre voglie in casti desideri...

Gianpiero Stella

© Ottavio Sgubin 2006