IL "Pessimismo cosmico" creato dagli oggetti
L'universo poetico di un artista è un complesso più o meno coerente di sogni, figure e simboli attraverso i quali il reale risulta codificato e trascritto, tradotto in un linguaggio interiore e filtrato dallo schermo inconsapevole o riflesso della sensibilità. Viviamo in un mondo fatto di pure percezioni, l'oggettività della rappresentazione si è frantumata in una fantasmagorica anarchia di significati, in cui alla sostanza ed alla sua assolutezza si sono sostituiti il relativismo del fenomeno e dell'apparenza soggettiva. L'uomo crea la prospettiva e le colorazioni del proprio dominio d'esperienza, inventa le proprie sensazioni alla luce di un suo personalissimo "lanternino", i cui vetri dipinti fanno apparire il mondo secondotonalità sempre diverse.
La conoscenza umana è perciò per sua natura "umbratile",non coglie l'essenza delle cose ma ` prigioniera della propria finitezza, e si deve accontentare dei riflessi, delle immagini allo specchio, dei barlumi sensibili di una realt`cideale irragiungibile. La melanconica genialità dell'artista nasce proprio dalla consapevolezza di tale incolmabile abisso che ci separa dall'infinito, e dallo sforzo eroico e "furioso" a superare la dimensione umana, sublimando quell'alito divino che l0animo trattiene.
L'intuizione artistica, per quanto ingenua ed irrflessa, coglie per un attimo l'idea, pur senza conoscerla l'odora e se ne lascia travolgere ed inebriare. Ma l'artista resta comunque ed inevitabilmente uomo ed animale, ed è proprio dalla tensione tra le due opposte dimensioni - quella finita e quella metafisica - che si genera il tormento ed il conflitto interiore, lo struggimento e l'autocommiserazione per un dolore che è strutturalmente connesso alla propria esistenza spezzata. L'itinerario spirituale di un pittore non è uno sconvolgimento lineare e coordinato, nulla si adatta meno all'arte della categoria del progresso. Si possono del resto, a posteriori, proporre dei tentativi ermeneutici, che non devono però turbare la purezza dell'incoscienza del percorso artistico. Il "velamento" è il tratto essenziale di Sgubin, la nebbia avvolge le sue immagini, ne rende labili i contorni, evanescenti ed eteree le figue.
Ma la luce è sempre dominante, essa solo crea spazi, proporzioni e colori. Pian piano ritornano i tratti e le pennellate pi` intense - o forse di una diversa intensità - più violente., in un lento riemergere e riapparire di oggetti, figure e dimensioni. Non si tratta di realismo o di verismo. Sgubin è un pittore astratto, di ispirazione metafisico. Forse non conosco con precisione le categorie della storia dell'arte, o semplicemente non accetto definizioni e codici da svraimporle. Il processo dell'astrazione - in logica, in matematica, come nell'arte figurativa - è un metodo di formalizzazione e di riduzione dei fenomeni ai loro principi essenziali, che consente di indurre dal particolare all'universale, dal molteplice all'unità, dalla diversità all'identità: è il ritorno all'idea, alla forma, la ricerca del Nous essenziale. La geometria esprime questa esigenza, ed io la ritrovo in queste opere, che ritengo legittimo definire "astratte". §Ogni oggetto è ridotto al suo scheletro formale, è scarnificato, "disincantato" delle qualità ed attributi e reso arso, secco.
Sono nature morte, immagini-segnali il cui significato non sta nella rappresentazione sensibile ma nella suggestione emotiva cui rinviano
È pittura immediata ma insieme matura, sofferta, meditata. Oggetti comuni, che il tempo ha consumato e reso inutili, diventano le cifre di un linguaggio che parla di solitudine, di abbandono, di angosciante immobilità e mutezza. Non c'è nostalgia patetica, né sentimentalismo, ma viene da pensare a quello che è stato definito il "pessimismo cosmico ed agguerrito" di un Leopardi, alla forza e all'aridità austera della sua "Ginestra" cosi simile e cosi vicina all'aridità di quegli oggetti - conchiglie, fiori secchi, bambole di pezza - che Sgubin sceglie per le sue tele. Il suo è uno stile ermetico, fatto di accenni, allusioni, simboli da decifrare, ma allo stesso tempo ingenuo, spontaneo e diretto.
Tiziana Sgubin
© Ottavio Sgubin 2006